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Innanzitutto il rispetto e la tutela della dignità

Una lettera del Presidente dello Iacp avv. Vincenzo Scontrino. "Donne, vita e libertà. Cultura, uguaglianza e giustizia"

Mi rivolgo innanzitutto alle Donne che lavorano in questo IACP, per ribadire in questa Giornata l’impegno a continuare a fare ciò che ogni giorno già facciamo: garantire il rispetto e la tutela della loro dignità.

Ma mi rivolgo anche agli Uomini, richiamandoli sul tema della responsabilità: occorre un impegno straordinario, multilivello e pluridisciplinare, innanzitutto Nostro, per la realizzazione effettiva di una totale parità di genere, sconfiggendo ogni forma di sottocultura, eliminando quelle barriere e quegli ostacoli che rendono la donna più debole, nella sfera pubblica o privata che sia, nell’ambito familiare e di qualsiasi altra forma di frequentazione, per un’inferiorità salariale o una dipendenza economica o per una reiterata discriminazione che danneggia e ostacola la crescita lavorativa, sociale e professionale della donna. È questa la “cultura della legalità e dell’uguaglianza”, unica effettiva la strada per contrastare realmente e definitivamente la violenza dell’uomo sulla donna.

La violenza è la cima di un iceberg poggiato sulle discriminazioni causate dal sistema culturale patriarcale.

Donne, vita, libertà. Il dibattito parlamentare di questi giorni, che ha portato ieri alla costituzione della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”, ha messo in evidenza un quadro spaventoso: ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa. Sono trascorsi 62 anni dal 25 novembre 1960, giorno del brutale assassinio nella Repubblica Dominicana delle tre sorelle Mirabal, una data che ha portato l’assemblea dell’ONU all’istituzione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ancora oggi dobbiamo ammettere che resta attuale un quadro drammatico della realtà.

All’orrore del femmincidio se ne accompagna altro: sullo sfondo ci sono le famiglie, quelli che restano, gli orfani, i bambini, vittime collaterali di una violenza implacabile. Le leggi ci sono ma da sole non bastano! Non bastano perché la violenza maschile sulle donne è anche e soprattutto un problema culturale che affonda le sue radici nella logica del possesso, in una cultura patriarcale retrograda, sessista e misogina.

La violenza fisica è solo una delle forme di violenza, quella che viene percepita come più brutale, perché lo è, ma c’è quella più difficile da combattere, che è quella psicologica, perché è latente, perché, a volte, non appare all’esterno, è invisibile. Ce n’è poi un’altra, grave, ugualmente grave, diffusissima e terribilmente latente, che è quella economica.

Il valore della parità di genere è la guida dalla quale questa Amministrazione non si è mai discostata, riconoscendo in essa uno dei valori più importanti esaltati dalla nostra Carta Costituzionale: ognuno di noi deve assorbire la cultura della parità di genere, del rispetto verso la donna e dell’uguaglianza dei diritti.

E’ necessario essere tutti capaci di mettere assieme cultura, uguaglianza e giustizia. Cultura, intesa nel senso del rispetto per la donna in quanto tale. Uguaglianza vuol dire completa e reale parità di diritti tra uomini e donne, diritti ad avere una condizione sociale, lavorativa ed economica da pari a pari, essere giudicati sul posto di lavoro solo ed esclusivamente per le proprie capacità professionali. Giustizia, al sistema giudiziario ci affidiamo perché sia capace di arginare e disinnescare la violenza.

Ho scritto che oggi mi rivolgo anche agli Uomini. Non esiste un questione femminile, esiste una questione maschile. Il dato che precede la violenza è quella miseria relazionale, quelle gravi lacune nella nostra educazione sentimentale. Appartiene spesso all’uomo il linguaggio d’odio, del sessismo, della misoginia online, specie sui social media, in fondo, sono solo parole – dicono – e le parole – dicono – non lasciano lividi. Non è così: le parole lasciano, invece, lividi profondi. Sono troppe le donne che sul web e sui social sono bersaglio di minacce, turpiloquio,  rabbia e aggressività inaudita. Non è normale che, se una donna si espone in politica, nei media, nell’attivismo civico, nel mondo della cultura, venga sottoposta sui social a insulti volgari e violenti. Non è libertà di espressione. Sbeffeggiare, ridicolizzare le donne mira a intimidirle e a screditarle, per poi estrometterle dal dibattito pubblico. Su questo l’invito che rivolgo è quello di essere tutti sempre vigili e pronti a denunciare!

Oggi rivolgo poi l’invito a pensare alle donne e agli uomini iraniani che pacificamente si stanno ribellando allo Stato, alla violenza della repressione dello Stato teocratico, dell’jihad, alla cultura dell’oppressione. La reazione all’intolleranza da parte del Paese iraniano e, soprattutto, delle donne si è vista con l’uccisione della giovane ragazza, Masha Amini, arrestata e posta sotto custodia dalla Polizia perché portava il velo in maniera inappropriata. Pensiamo a Saman Abbas, la ragazza pakistana uccisa dai propri familiari per aver rifiutato un matrimonio combinato. Eventi tragici, che hanno suscitato la solidarietà di milioni di persone, a prescindere da età, sesso, etnia o religione.

Non dimentico le Donne dei nostri rioni popolari. Tante delle loro storie sono cariche di dolore sociale. Nella prosecuzione dell’attività di questa Amministrazione ci impegneremo ad azioni concrete, concordate con le altre Istituzioni locali. Ci sono necessità che restano inascoltate, non dovrà più essere così. Così voglio pensare a quelle Donne che con i loro figli sfuggono alle violenze per andare incontro alla violenza di quel mare che li inghiotte interrompendo le loro fughe.  E’ forte in me l’invito che rivolgo a chi Governa, non sfuggiamo alla responsabilità di non rendere mai più mortali quei viaggi che continuiamo a chiamare della speranza, ma purtroppo altro è il termine adatto, viaggi del dolore, della morte. E rammentiamo poi la violenza che da mesi colpisce la terra dell’Ucraina, ogni giorno scopriamo scene analoghe a quelle che Noi da studenti abbiamo letto sui libri di storia a proposito dei conflitti mondiali. Noi cittadini del Mondo d questo nuovo Secolo siamo stati incapaci di lasciare le guerre al passato.

 

Oggi a tutte le donne alle quali viene negato ogni elementare diritto, noi oggi ci stringiamo, portando la nostra solidarietà e il nostro sostegno.

Un caro Saluto

Enzo Scontrino

State molto attenti a far piangere una donna,
che poi Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell’uomo,
non dai piedi perchè dovesse essere calpestata, né dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere uguale…
un po’ più in basso del braccio per essere protetta…e dal lato del cuore per essere Amata. (Talmud)